Ognuno sa quale sia la malattia che affligge il nostro tempo: esso non riesce a dominare e organizzare le possibilità che ha saputo creare.*
DICHIARAZIONE DI INTENTI
Ognuno sa quale sia la malattia che affligge il nostro tempo: esso non riesce a dominare e organizzare le possibilità che ha saputo creare.*
Penso che la vita di Arciso si sia declinata sotto il segno di un grande imperativo: Fare.
Un fare che è operare, agire, compiere, eseguire, comporre, produrre, esercitare, professare.
E ancora pensare, ideare, credere. Imprimere. Guardare oltre.
Sempre con quella pratica basica ed elementare che è propria del contadino, che sa – proprio perché fa – come cambia la luna, come si sposta un temporale, se quell’agnello nascerà o meno nei tempi, quando è l’ora di cambiar qualcosa per migliorare una coltura così come un pensiero.
Credo che una grande impresa nasca proprio così. Facendo quotidiano tesoro di quel buon senso semplice, pratico, vero.
L’arte non può allontanarsi da questa base, comune. Deve riuscire a dominare e gestire questa grande possibilità.
Il lavoro proposto si radica in questa riflessione, elevandola a potenza.
Nasce da un gesto semplice, dalla stretta di una mano, letta quale minimo comun denominatore del Fare.
L’impressione decisa e profonda lasciata dal palmo di una mano su una plastilina da un rappresentante della famiglia Mastrotto (si rimanda all’”APPARATO 1 – SCHEDA TECNICA” per ulteriori specifiche) viene scansionata ad altissima definizione e moltiplicata di scala ergendosi a monumento contemporaneo fermato nel marmo.
La scultura prodotta ricorda il lavorio continuo dei lombrichi e le loro mirabolanti costruzioni che si elevano sopra i terreni e i campi, ha a che fare con la verticale disegnata dai gladioli e dalle loro bocche floreali che si aprono contemporaneamente spingendosi verso l’alto.
Non dimentica il gioco d’infanzia di un bambino che si colora le mani per vedere tutti i segni che possono lasciare su un foglio, così come tiene ben presente la stretta di mano tra due persone e la carica che è in grado di sprigionare.
Non ultimo, un pensiero corre alle impronte delle mani rinvenute nelle grotte di Lascaux.
La stessa primitiva necessità di lasciare un segno a memoria.
Il processo messo in atto, dalla scansione 3D all’acquisizione dell’oggetto, dalla digitalizzazione alla restitu-
zione fedele del modello su marmo in scala, è qualcosa che si ancora al contemporaneo. La scultura, che parla un linguaggio assolutamente fuori da qualsiasi tempo, viene ad acquisire una connotazione d’oggi. Quasi come fosse un “selfie” di una famiglia, del suo dna, del suo midollo, una colonna vertebrale restituita e messa in evidenza, in mostra, quale modello, ricordo vivido, sincrono e già affidato al futuro.
Alberto Tadiello
* Siegfried Giedion, Breviario di architettura, Bollati Boringhieri editore s.r.l., Torino 2008 (I Ed. Garzanti, Milano 1961), pag. 46.
07/07/2022 ore 18.30 un’iniziativa di Allemandi editore e Atipografia
Read more...Da sabato 21 maggio fino a domenica 24 luglio gli spazi di Atipografia ospitano la mostra personale
Read more...Gli spazi di Atipografia riaprono al pubblico con la mostra personale di Arcangelo Sassolino, Il vuo
Read more...Gli spazi di Atipografia sono chiusi per restauro fino a settembre/ottobre 2020. Vi invitiamo a segu
Read more...